Spazio Donna DINAMICA/Educazione IN – Formazione/Parole a coda lunga: IL SENSO DEI LEGAMI… Viaggi, cicatrici e sorrisi di Luana Lamparelli

IL SENSO DEI LEGAMI

VIAGGI, CICATRICI E SORRISI

di Luana Lamparelli

Questa mattina, aspettando che la caffettiera borbottasse, puntualmente ho aperto quel diabolico social ruba-tempo. Si è subito imposta la notizia della caramella al limone di Trenitalia. Una per ogni donna che viaggiasse in Executive o che usufruisse del servizio di ristorazione a bordo dei treni, per omaggiarla nella giornata (anche) a lei dedicata. Fino a esaurimento scorte, però. Quasi esaurivo le risate! È stato allora che ho capito il vero motivo del messaggio della mia collega, di qualche giorno prima: “Ce la farai a scrivere un nuovo articolo per la tua rubrica su Caro Diario Social?”. Venerdì, 8 Marzo, Giornata (non Festa) della Donna. Venerdì, 8 Marzo, giornata di pubblicazione per la mia rubrica Parole a coda lunga.

Così eccoci qui.

Prima di tutto ho pensato “le donne: croce e delizia”, per tutte le fasi della vita che viviamo, per tutto quello che ogni giorno affrontiamo e per quello che siamo chiamate sempre a scegliere. Lavoratrici, mogli, mamme, fidanzate, educatrici, tate, casalinghe e professioniste, cestiste, calciatrici, imprenditrici, lettrici e scrittrici, sull’orlo di una crisi di nervi e dall’altra parte della bufera. “Ogni scelta è una rinuncia e io non voglio scegliere mai più”, canta Dente, ma noi donne non ci arrendiamo e questa affermazione, secondo la coniugazione dell’Universo femminile, la decliniamo piuttosto così: ogni scelta la facciamo, ci rimbocchiamo le maniche e ci riusciamo. Questo è il mio motto ed è anche il fil rouge che mi connette alle donne più importanti della mia vita. L’ho realizzato esattamente una settimana fa: nel clou di un periodo intenso tra studio, lavoro, scadenze imminenti, strategie da individuare e necessariamente vincenti, una mia amica mi ha costretta a fare una lista di almeno cinquanta persone che hanno migliorato la mia vita, o che mi hanno aiutata – consapevolmente o inconsapevolmente – a migliorarla.

Stilando la lista, mi sono resa conto che di uomini ce n’erano pochi, anzi pochissimi. Mi sono tornate in mente le donne che mi hanno accompagnata per periodi della mia vita conclusisi con una svolta, un cambiamento tutto mio, che mi ha portata al livello successivo del videogioco. Inevitabilmente ho inserito l’amica di liceo, Teresa, che vive a Parigi e che sento tra mail e vocali whatsapp, ridendo e ricordandoci che a breve ci rivedremo, con tutto quello che abbiamo pianificato di fare insieme, tra teatri, viaggi e discorsi etico-politici. Di strada ne abbiamo fatta, da quei banchi di liceo. È stata poi la volta dell’amica dell’adolescenza, Titti, che adesso riesco a sentire solo alla sera, in lunghe conversazioni, quando non riusciamo a pranzare insieme, con cui progettiamo cose da adulte, adesso. Indiscutibilmente, mi si è stampato il sorriso sulle labbra quando ho pensato a Rosa, la donna che con le sue forze è riuscita a portare qui al Sud una bellissima realtà per ragazzi e adulti disabili e che oggi è una counselor eccezionale. Ho pensato alla mia amica Ada, alla sua dedizione per il suo lavoro, i suoi bambini e la sua vita; ho ricordato anche le sue minacce per non avere tempo da dedicare a noi. “Questo è l’ultimo weekend che ti concedo per studiare. Dopo non hai più scuse”, mi ha detto domenica mattina di fronte al mio ennesimo “Non posso raggiungerti”. Son ritornata con la mente a tantissimi anni addietro e a Francesca, che mi ha regalato sorrisi in un periodo in cui ero triste, tristissima, e anche a Maria Pia: il mio tornare a essere tenace e determinata nasceva grazie a loro. Entrambe mi hanno insegnato a guardare sempre avanti. Mi è scesa una lacrima serena quando ho pensato a Emma, la mia più cara amica delle elementari e che ora non c’è più. Emma non ha mai camminato, aveva anche un ritardo cognitivo, ma era simpatica, aveva il sorriso stampato sul volto e alle volte piangeva perché qualcosa le faceva male. I miei sogni, in quegli anni, la vedevano invece miracolosamente camminare: era il mio desiderio più grande di allora. È con lei che ho scoperto mi piacesse prendermi cura degli altri, essere un’educatrice attenta seppur concentrata sulla mia vita. Ho pensato a tutte le donne forti e attente che ho conosciuto tramite il mio lavoro e che hanno fatto qualcosa per me gratuitamente, dimostrandomi fiducia incondizionata: è questa la solidarietà femminile di cui abbiamo bisogno. Non lascio sottointeso che ho inserito anche la voce “mamma” in quella lista e “Teresa”: le donne che sempre mi sono state accanto, permettendomi di tirar fuori quella che sempre sono stata e che non sapevo di essere. E ancora molte mi son tornate davanti, sorridendomi.

In questo ricordare nomi, volti, momenti, in questo ritrovare in fondo me stessa, ho pensato al senso dei legami. Noi tutte, io e loro, indifferentemente, siamo legate: pur essendo indipendenti, ci apparteniamo. Il nostro essere distinte e disgiunte confluisce inevitabilmente in una storia che, da diverse prospettive e angolazioni, diverse per ognuna, appartiene a tutte noi e ci lega.

Con quel semplice esercizio, stilare una lista, mi sono guardata un attimo indietro in questo periodo in cui sono concentrata nel presente per il mio futuro. “Il passato è un rifugio sicuro. Il passato è una costante tentazione. E tuttavia il futuro è l’unico posto dove possiamo andare”, ho pensato allora. È tratta da un meraviglioso romanzo di Marcela Serrano, “Dieci donne”.

Nel libro, dieci donne si incontrano e narrano di sé per volontà dell’unica assente, la loro psicoterapeuta. Quello è il suo modo di dir loro addio: costretta ad affrontare un viaggio che le impedirà di continuare a seguirle, consapevole del fatto che in realtà siano “guarite”, decide di riunirle affinché si conoscano, nella speranza che possano far rete fra loro e supportarsi vicendevolmente, ognuna con la propria unicità e coi propri bagagli personali, tutte diverse. È una storia che parla dei legami col proprio passato, con quello che sono state, con chi le ha accompagnate nel percorso di cambiamento e crescita. È un romanzo che parla ad ognuna delle mie amiche, se vogliamo, e a me, a voi. Perché sono certa che, soffermandovi a stilare una lista di persone che hanno cambiato la vostra vita, sicuramente contereste donne consapevoli di sé, ognuna con un proprio talento diverso dal vostro. Come lo definisce la Serrano, “il talento è un titolo di responsabilità”. Penso, sempre più con maggiore convinzione, che chi è davvero responsabile è capace di crescere in maniera autentica e aiutare gli altri nel proprio percorso di crescita, e che questo richieda un talento eccezionale. Mio nonno materno ripeteva sempre a noi nipoti: “Dovete andare con quelli migliori di voi se volete diventare grandi”. È per questo che credo sia sano tagliare i rapporti con chi mostra la sua incapacità di gestire le proprie emozioni, di dialogare, di confrontarsi con sincerità e lealtà, di continuare a costruire nonostante le diversità e le fragilità: non può permetterci di migliorare, non è uno specchio sano in cui rifletterci, non è un esempio. Non credo questa possa essere definita superiorità: è semplicemente desiderio di progredire sempre più, è desiderio continuo di migliorarsi. Alle volte le persone sono piene di rancori, ostilità, insicurezze che trasformano in cattiveria. Sono così accecate dalla rabbia per i propri errori, per la propria superficialità, per la propria inadeguatezza rispetto agli altri che, piuttosto che lavorare su di sé, aggrediscono gli altri, puntano il dito contro, seminano tempesta. Personalmente reputo le relazioni interpersonali “viaggi”; come tali, anche esse si esauriscono. “Arrivo in un posto per andarmene, non per restarci. (…) Viaggio con curiosità.”, afferma una protagonista della Serrano. Dal canto suo, Anne Carson ci insegna che “L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso”.

Credo, fortemente credo nel potere delle relazioni autentiche e non frivole o di convenienza. Credo nella forza delle donne che prima di tutto sanno conoscersi, ascoltarsi e solo dopo un’attenta analisi parlare con le altre. Credo nella rete che crea valore, solidarietà, sostegno, reciprocità. Non ho spazio né tempo per i rancori, per il pettegolezzo, per la stupidità, così come per lo shopping. Ho voglia solo di viaggiare. Il viaggio vero? Per me è guardarsi dentro, alleggerire il carico, eliminare il superfluo. Avere un cuore più umano, più materno forse, anche con sé stesse. Portarsi per mano,m diventare consapevoli di sé. Perché, ne sono convinta, le donne consapevoli di sé e della propria storia sono donne salve. Spero possiamo salvarci tutte, appartenendoci e mantenendo la nostra indipendenza al tempo stesso.

Per questo 8 Marzo non voglio scomodare il femminismo, né i movimenti più recenti del #metoo e #timesup. Non voglio scomodare nomi importanti di donne passate alla storia, di eroine o fate turchine. Per questa Giornata della Donna ho voluto raccontarvi un po’ di me, di diverse persone che non conoscerete mai, molto probabilmente, perché possiate raccontare e raccontarvi di voi. Sono certa che nella vostra vita voi abbiate certamente qualche cicatrice che vi riconduca a una donna preziosa, grazie alla quale potete oggi sorriderne compiaciute nonostante una leggera vena di amarezza. Parlo delle cicatrici da cui siete rinate più forti di prima, quelle che potete esporre come medaglie. Perché, come Luoise Madeira, anche io “Adoro l’ambivalenza poetica di una cicatrice. Ha due messaggi: qui, mi sono fatta male; qui, sono guarita”.

Questo io dedico a voi, oggi 8 Marzo, oggi come tutti i giorni.

Luana Lamparelli

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